Il sentire delle voci si potrebbe considerare come una strategia di sopravvivenza ingenua e creativa che non dovrebbe essere vista come un sintomo di malattia, ma come una esperienza significativa e complessa che va esplorata.
Nel 2013 Eleonor Longden racconta su TED, un canale divulgativo americano, la sua storia come uditrice di voci. Oggi il link del suo discorso pubblico ha ricevuto ben 2,496,324 visite ed è stato tradotto in 33 lingue .
Dopo aver passato diversi anni tra ambulatori medici ed ospedali, Eleonor ha superato la sua diagnosi di schizofrenia ed è oggi laureata in psicologia e prosegue gli studi tramite un dottorato di ricerca. Il suo messaggio è quello che sia possibile cambiare visione sulla malattia mentale scostandosi da un modello medico-centrico e dimostrare, anche dal punto di vista scientifico, che le sue voci non sono altro, come nel suo caso, che una reazione sana a circostanze insane.
La psicologa inglese afferma infatti che nonostante la medicina tradizionale possa pensarla diversamente, né lei né gli altri uditori di voci sono persone matte o soprattutto malate. Si potrebbe invece considerare questo fenomeno come una strategia di sopravvivenza ingenua e creativa che non dovrebbe essere vista come un sintomo di malattia, ma come una esperienza significativa e complessa che va esplorata.
I dati oggi a nostra disposizione dicono che circa il 4% della popolazione sente le voci e solo una minor parte di persone si rivolge ai servizi di salute mentale (Beavan et al. 2011). Infatti, circa un terzo degli uditori di voci afferma che tale esperienza non causa loro disagio e quindi non sente la necessità di essere aiutato. Un’altra ragione per cui le persone tendono in prima istanza a nascondere la loro esperienza è perché, come afferma Eleonor:
persone come me, che ammettono di sentire voci, possono generalmente aspettarsi due cose: una diagnosi di insanità e una terapia farmacologica pesante.
Per saperne di più: http://www.stateofmind.it/2014/09/parlare-voci-significato/