APPELLO AGLI UDITORI DI VOCI: PARTECIPA A UNA NUOVA RICERCA SCIENTIFICA SUL FENOMENO DELLE VOCI – Associazione Nazionale Sentire le Voci
APPELLO AGLI UDITORI DI VOCI
L’Associazione Nazionale SENTIRE LE VOCI promuove, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e l’Università Sapienza di Roma, specializzate in neuroscienze cognitive, un nuovo studio scientifico dedicato alle esperienze di uditori di voci.
L’obiettivo è approfondire la conoscenza dei meccanismi cerebrali e psicologici che caratterizzano il fenomeno di udire le voci, sia nelle persone che vivono questa esperienza in modo sereno e non patologico, sia in coloro che possono trovarla più impegnativa.
👉 Cerchiamo persone adulte che sentono voci (in modo stabile o occasionale) e che desiderano contribuire, gratuitamente e volontariamente, a una ricerca che mira a migliorare la comprensione scientifica e umana di queste esperienze.
La partecipazione prevede un colloquio conoscitivo, che faremo noi, per verificare insieme la presenza dei requisiti richiesti e garantire la piena tutela della privacy, dell’anonimato e della libertà personale.
Lo studio sarà condotto con tecniche non invasive (in particolare con elettroencefalografia ad alta densità, EEG) e questionari psicologici, fornendo importanti informazioni per la prevenzione, l’intervento precoce e la riduzione dello stigma che ancora accompagna chi sente le voci.
Se ti riconosci in questa esperienza e vuoi partecipare o semplicemente ricevere maggiori informazioni, puoi contattarci scrivendo a:
📩 [email protected] o sul cellulare, sempre del Dott. Davide Salvarani sociologo e vicepresidente – 392.035.43.73
UDIRE LE VOCI: UN FENOMENO UMANO E SCIENTIFICO ANCORA DA COMPRENDERE
Le allucinazioni verbali uditive (AVU) — il sentire voci non udibili dagli altri — sono da tempo considerate un sintomo cardine della schizofrenia e di altri disturbi psicotici. Tuttavia, numerosi studi scientifici hanno mostrato che una parte significativa della popolazione generale sperimenta fenomeni di questo tipo senza alcuna patologia mentale.
Secondo le ricerche più accreditate, circa il 10–15% della popolazione adulta ha vissuto almeno una volta l’esperienza di udire voci, e circa il 75% di queste persone non presenta disturbi psichiatrici [1].
Una nuova prospettiva scientifica
La psichiatra e neuroscienziata Iris Sommer, con il suo gruppo di ricerca internazionale, ha contribuito in modo decisivo a ridefinire la comprensione delle AVU. Attraverso studi clinici e di neuroimaging, Sommer ha dimostrato che le voci possono collocarsi lungo un continuum di esperienze, che va da fenomeni del tutto normali e benigni fino a esperienze clinicamente significative.
Questa visione ha due importanti conseguenze:
- da un lato, riduce lo stigma associato al sentire voci, riconoscendolo come una possibile variazione dell’esperienza umana;
- dall’altro, invita la ricerca clinica a concentrarsi non tanto sulla presenza delle voci in sé, ma sul loro contenuto, significato e impatto soggettivo.
Cosa distingue le esperienze cliniche da quelle non cliniche
Le ricerche indicano che chi sente voci senza disagio condivide con i pazienti alcune caratteristiche (come il numero di voci, la percezione del volume o la localizzazione interna/esterna) [2]. Le differenze principali riguardano invece la frequenza, la durata e soprattutto il contenuto delle voci: quando il contenuto è negativo o persecutorio, aumenta il rischio di disagio psicologico e la necessità di aiuto clinico.
Cosa indaga il nuovo studio
Il nuovo progetto di ricerca promosso con il supporto della nostra associazione mira a comprendere meglio i meccanismi cerebrali alla base delle voci, in particolare quelli legati alla lateralizzazione emisferica del linguaggio.
Lo studio utilizzerà l’elettroencefalografia ad alta densità (EEG), una tecnica del tutto non invasiva, per misurare l’attività elettrica del cervello durante semplici compiti linguistici. I dati raccolti saranno analizzati con metodi statistici e di intelligenza artificiale (machine learning) per individuare i fattori che distinguono:
- uditori di voci non clinici,
- persone che non sentono voci,
- e pazienti con diagnosi psichiatriche.
Un invito alla collaborazione
Con questo progetto desideriamo costruire un ponte tra scienza ed esperienza umana, unendo rigore metodologico e ascolto profondo delle persone.
Partecipare significa contribuire a una ricerca che non si limita a “studiare un sintomo”, ma vuole dare dignità e voce a chi sente le voci, favorendo comprensione, rispetto e crescita reciproca.
Dott. Davide Salvarani sociologo e vicepresidente – 392.035.43.73
Bibliografia
[1] de Leede-Smith, S., & Barkus, E. (2013). A comprehensive review of auditory verbal hallucinations: lifetime prevalence, correlates and mechanisms in healthy and clinical individuals. Frontiers in Human Neuroscience, 7, 367.
[2] Johns, L. C., Kompus, K., Connell, M., Humpston, C., Lincoln, T. M., Longden, E., … & Larøi, F. (2014). Auditory verbal hallucinations in persons with and without a need for care. Schizophrenia Bulletin, 40(Suppl_4), S255–S264.



