La figura artistica di Massimo Triolo non è certamente di facile connotazione. Il suo percorso di maturazione stesso nasce con fasi alterne ed estremamente articolate, sotto il segno dell’ossessione e della meticolosità, e di una autobiografia che si fa emblema incipiente nelle proprie manifestazioni, pittoriche o letterarie che siano. Figura di artista solitaria e romantica nella concezione di un’arte che trascende i personali fantasmi interiori fino a renderli universalmente accettabili e comprensibili, Triolo è tanto pittore quanto scrittore colto e rigoroso, severo e coerente fino all’estremo con il proprio mondo e le proprie esigenze.

I suoi scritti sono la precisa testimonianza di come si possa, attraverso l’arte e la letteratura, sublimare diverse forme di disagio emotivo ed esistenziale causato dalle Voci , nonché squisitamente psichico, e riscattarsi dalla privazione di “essere”, dalla sofferenza.
L’arte è forse la mia lunga e strenua dannazione a cui riesco, talvolta, e come di lato alla sostanza dei miei sforzi coscienti, a strappare qualche goccia di splendore. Quanto a me, non mi stanco di scavare, di cogliere all’assenza una presenza nascosta, in potenza, o accennata, che se raccolta fa il mio umano più umano e mi dà l’occasione impagabile di abbracciarla, incoraggiarla, parteciparla, e pure restituirla, in ogni forma, al residuo patrimonio di umanità condivisibile, che sogno ancora poter essere plurale, intersoggettiva e libera.”

Massimo Triolo